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Il greggio russo può essere rimpiazzato con altre qualità e provenienze, ma a prezzi più alti. Il riferimento del Brent è infatti aumentato di oltre il 60% dalla prima settimana di gennaio e del 22% solo nell’ultima settimana, aumento più consistente hanno registrato le quotazioni internazionali del gasolio, aumentate di oltre il 110% dalla prima settimana di gennaio e di quasi il 50% nell’ultima settimana, mentre l’euro continua a svalutarsi.

Ciò deriva, da tensioni e vischiosità che si sono create nei normali approvvigionamenti del greggio e dei prodotti finiti, nella disponibilità e movimentazione del naviglio nonché dalle tensioni che si stanno generando a livello globale per il taglio, per ora parziale, dei quantitativi esportati della Russia (oltre 5 milioni di barili al giorno di greggio e oltre 2,5 milioni di prodotti, prevalentemente gasolio).

Tale situazione sta chiaramente creando consistenti aumenti dei prezzi al consumo dei prodotti petroliferi con forti tensioni non solo per i consumatori e le imprese, ma anche per la filiera della raffinazione e distribuzione, che sta vivendo una forte crisi finanziaria a causa degli alti costi di approvvigionamento e dei costi dell’energia. L’industria petrolifera nazionale sta facendo tutto il possibile per contenerli e infatti nel nostro Paese i prezzi al consumo sono aumentati in misura ridotta rispetto alle quotazioni internazionali.

Lo dimostra il cd “stacco Europa” rilevato settimanalmente dalla DG Energy della Commissione europea sulla base dei dati inviati dai Ministeri competenti dei diversi Paesi. L’ultimo stacco, riferito al 7 marzo scorso, evidenzia che in Italia il prezzo rilevato alla pompa, prima delle tasse, sia più basso di 9,7 cent/litro sulla benzina e di 14,2 cent/litro sul gasolio rispetto alla media Europea. Valori mai rilevati prima di oggi.

Non potendo intervenire sul prezzo industriale che già non riflette pienamente l’aumento delle quotazioni internazionali occorre intervenire sulla fiscalità che rappresenta oltre la metà del prezzo finale.

In relazione alle dichiarazioni rilasciate dal Ministro Roberto Cingolani a Sky Tg24 si evidenzia che il conflitto tra Russia e Ucraina sta amplificando la crisi energetica già in atto, che ha coinvolto anche il petrolio dato il ruolo chiave della Russia nell’approvvigionamento dell’Europa (circa il 53% del greggio e dei prodotti petroliferi finiti esportati dalla Russia sono destinati all’Europa, rappresentando oltre il 25% del suo import di petrolio).

Il nostro Paese è meno esposto in quanto copre il proprio fabbisogno energetico importando dalla Russia il 10% di petrolio greggio e il 7% dai prodotti finiti, pesi inferiori a quelli della media UE, ed ha un sistema di raffinazione flessibile che consente di lavorare diverse tipologie di greggio provenienti da varie aree del mondo, garantendo un’ampia flessibilità operativa per far fronte all’emergenza.

Il greggio russo può essere rimpiazzato con altre qualità e provenienze, ma a prezzi più alti. Il riferimento del Brent è infatti aumentato di oltre il 60% dalla prima settimana di gennaio e del 22% solo nell’ultima settimana, aumento più consistente hanno registrato le quotazioni internazionali del gasolio, aumentate di oltre il 110% dalla prima settimana di gennaio e di quasi il 50% nell’ultima settimana, mentre l’euro continua a svalutarsi.

Ciò deriva, da tensioni e vischiosità che si sono create nei normali approvvigionamenti del greggio e dei prodotti finiti, nella disponibilità e movimentazione del naviglio nonché dalle tensioni che si stanno generando a livello globale per il taglio, per ora parziale, dei quantitativi esportati della Russia (oltre 5 milioni di barili al giorno di greggio e oltre 2,5 milioni di prodotti, prevalentemente gasolio).

Tale situazione sta chiaramente creando consistenti aumenti dei prezzi al consumo dei prodotti petroliferi con forti tensioni non solo per i consumatori e le imprese, ma anche per la filiera della raffinazione e distribuzione, che sta vivendo una forte crisi finanziaria a causa degli alti costi di approvvigionamento e dei costi dell’energia. L’industria petrolifera nazionale sta facendo tutto il possibile per contenerli e infatti nel nostro Paese i prezzi al consumo sono aumentati in misura ridotta rispetto alle quotazioni internazionali.

Lo dimostra il cd “stacco Europa” rilevato settimanalmente dalla DG Energy della Commissione europea sulla base dei dati inviati dai Ministeri competenti dei diversi Paesi. L’ultimo stacco, riferito al 7 marzo scorso, evidenzia che in Italia il prezzo rilevato alla pompa, prima delle tasse, sia più basso di 9,7 cent/litro sulla benzina e di 14,2 cent/litro sul gasolio rispetto alla media Europea. Valori mai rilevati prima di oggi.

Non potendo intervenire sul prezzo industriale che già non riflette pienamente l’aumento delle quotazioni internazionali occorre intervenire sulla fiscalità che rappresenta oltre la metà del prezzo finale.

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Webinar unem education 18 novembre 2021:

La raffinazione e il suo ruolo strategico nelle economie occidentali» (seconda parte)

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Webinar unem education 14 ottobre 2021:

«La raffinazione e il suo ruolo strategico nelle economie occidentali» (prima parte)

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Webinar unem education 6 luglio 2021:

Secondo webinar 2021 “La rete di distribuzione carburanti italiana tra passato e futuro” (seconda parte)

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Webinar unem education 27 aprile 2021:

Primo webinar 2021 “La rete di distribuzione carburanti italiana tra passato e futuro” (prima parte: Principi base)

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Webinar Unem education 16 dicembre 2020:

Terzo Webinar “Clean Fuels for All”: per decarbonizzare davvero”

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Webinar UP Education 8 luglio 2020

Impatto del COVID-19 sulla mobilità: ruolo e prospettive della filiera petrolifera

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